giovedì 23 ottobre 2008

Tende di rossa corteccia accese dal sole
suggeriscono tempi passati al mio delirio
suggeriscono tempi passati al mio pensarti

domenica 19 ottobre 2008

Giornate, ahimè, di appiccicosa febbre. Motivi ricorrenti: 1) un chiodo che ti trapana il cervello 2) una bocca foderata di plastica 3) il divano, il letto e poi ancora il divano.

sabato 11 ottobre 2008

Soffoca le lacrime,
soffri in silenzio,
in questa Roma che struscia
è il dolore che ci forgia.

mercoledì 24 settembre 2008

Primi giorni del 1789. Sieyès interpreta le ambizioni della borghesia e scrive:
"Il piano di questo scritto è piuttosto semplice. Abbiamo tre domande da porci: 1) Che cos'è il terzo stato? Tutto. - 2) Cosa è stato, fino ad ora, nell'organizzazione politica? Niente. - 3) Cosa chiede? Di diventare qualcosa".
Tutto, niente e qualcosa. La storia incede, la borghesia lotta e alla fine diviene quello contro cui lottava. Il proletariato antiborghese a questo punto attacca, è costretto a farlo, è una necessità si dice... E allora?
Abbiamo tre domande da porci: 1) Che cos'è l'immigrato? Tutto. - 2) Cosa è stato, fino ad ora, nell'organizzazione politica? Niente. -3) Cosa chiede? Di diventare qualcosa".

giovedì 18 settembre 2008

Non è mia intenzione scrivere l'ennesimo articolo su Berlusconi.  Mi interessa solo fare un'osservazione sul linguaggio utilizzato in politica e nel giornalismo.

Roma, 23 dicembre 2005. Durante una conferenza stampa, Berlusconi, per rispondere (o forse per non rispondere) alla domanda di una giornalista dell’Unità, mostrava un vecchio numero proprio dell'Unità, uscito nel 1953 in occasione della morte di Stalin, dove venivano pubblicate parole di cordoglio.
“Ecco cosa scrivevate nel ’53, inutile cercare di correggervi, siete complici di milioni di morti!”. Così Berlusconi attaccava, quasi quattro anni fa, quello che continua da anni a definire, in maniera molto manichea, “il giornale dell’odio”.

Ora, questo episodio sintetizza tutta la scaltrezza politica di un linguaggio a cui siamo ormai abituati ed al quale ormai tendiamo ad uniformarci. Un linguaggio a cui molto ha contribuito la diffusione della televisione,  delle immagini e dello spettacolo.  Un linguaggio che punta soprattutto a meravigliare, a stupire, a convincere. 
Così, ad esempio, Berlusconi, che di questo linguaggio è un abile utilizzatore, risulta convincente, proprio come le cianfrusaglie proposte in pubblicità. 
Tutto consiste nel fare leva sull'irrazionale, per confondere l'interlocutore, volutamente ignorando ogni contestualizzazione. A questo punto la "vittima", spaesata, completamente ubriacata da immagini ad alta gradazione, si affida ai grandi pifferai. 
Questo metodo, questo linguaggio,  che poi riflette un modo di essere, uno stile di vita, ormai fa parte di noi. E' così. Le idee più assurde divengono realistiche e legittime, al punto che inevitabilmente qualcuno utilizza quelle stesse idee e quello stesso metodo per attaccare gli avversari che a loro volta  diffondono assurdità. Tutto è un ciclo. 
Per esempio nel caso Mangano ( lo stalliere di Arcore/ boss mafioso).
Molti sanno infatti che Berlusconi, tempo fa, ha sentenziato: "Mangano è un eroe!". Qualche sera fa però il programma di Lucarelli su Rai tre manda in onda il passaggio radiofonico dal quale sono stati tratti molti articoli. E' possibile ascoltare: - (sintetizzo) alcuni magistrati avevano tentato di fare pressione su Mangano, per estorcergli dichiarazioni scottanti su di me (Berlusconi), in cambio di una riduzione di pena. Mangano non ha mai accettato e io considero il suo rifiuto: un comportamento eroico. -
Per attaccarlo tanti giornalisti riportano semplicemente ciò che non è mai stato detto, ovvero: "Mangano è un eroe!". E allora giù articoli, giù servizi al telegiornale, la gente ne parla e il messaggio passa...
Ma, se il messaggio è un'invenzione, un taglia e cuci, un copia e incolla, una non-verità, questo non importa. I giornalisti attaccano Berlusconi usando il suo stesso linguaggio, sempre strumentale, e contribuiscono a diffondere questo metodo. 
Qualcuno, a questo punto, potrebbe certamente dire: queste sono sottigliezze,  la cosa veramente grave è stata associare un mafioso ad un comportamento eroico. 
I casi però sono due: o Berlusconi ha parlato in quel modo perchè è colpevole e il comportamento  di Mangano è eroico solo dal suo punto di vista, oppure Berlusconi è innocente e il comportamento eroico non è che un comportamento onesto. 
Il problema non è quindi cosa pensa Berlusconi di Mangano, ma cosa ha fatto o non fatto Berlusconi. Io su questo non ho certezze, ma ho un'opinione. I giornalisti però alla ricerca di un pubblico il più vasto possibile, tranciano ogni riflessione e spacciano opinioni e pregiudizi come verità, creando ulteriore confusione. In cerca di lettori o di elettori, quello che conta è il numero. Solo questo. Tutto è un ciclo quindi, sempre più assurdo.

p.s. Naturalmente io non credo affatto che un boss della mafia come Mangano facesse lo stalliere ad Arcore solamente perchè non era stato possibile trovare stallieri in Lombardia. Ma questo è un altro discorso.....

mercoledì 17 settembre 2008

Il mio socio piscia a dirotto, smascellando,
strofinando i denti con i denti.

Ha la mano appoggiata al muro
e il capo che preme sulla mano.

Ha desideri violenti e un sorriso perfido
quando spacca tre bottiglie di vino in gola.

E allora carne, denaro e ferro
è l'animale bellezza del suo sguardo.

Monello attaccabrighe insegue
frivole fanciulle,
scippa plotoni di beghine
spargendo terrore ottomano.

L'unica lacrima che sotterra,
è per un vecchio professore,
impiccato da una timidezza delusa,
che non ha mai trovato spazio.

lunedì 15 settembre 2008

La Libertà è tornata al governo, la maggioranza degli italiani l'ha votata e il Popolo la venera senza farsi tante domande. Il Popolo non ama "rotture di palle", preferisce il "Bagaglino" al "teatrino della politica", così come un donnaiolo vigoroso e determinato ad un professore poco attraente. Le libertà che il Popolo intende difendere non sono però le antiche libertà anglosassoni, ma quelle italiane di sempre: me ne frego, oggi come allora.